“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’ sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi.. responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…” Pier Paolo Pasolini (1975)

martedì 10 gennaio 2017

Utili idioti?


















Su queste pagine abbiamo sempre evitato di assumere una posizione manichea nei confronti di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle da lui diretto.



Utili idioti? Di Marco Cedolin

Lo abbiamo difeso quando ritenevamo venisse attaccato ingiustamente, lo abbiamo criticato quando a nostro avviso ha commesso degli sbagli e più in generale abbiamo guardato a luicome ad una "novità" positiva che con il tempo avrebbe o meno confermato la propria bontà.
Proprio per questo oggi, di fronte al teatrino di dubbio gusto messo in scena da Grillo in Europa preferiamo non infierire tacciandolo come traditore, autore di chissà quale voltafaccia e via discorrendo, ma ci limitiamo a fare un paio di considerazioni....


Se esiste un grosso limite di Beppe Grillo e del suo movimento è senza dubbio quello di non avere mai avuto la capacità o la volontà di schierarsi apertamente riguardo ai grandi temi della nostra contemporaneitá. l'Europa, l'euro, la sovranità monetaria, la NATO, l'immigrazione figlia di mafia capitale, solo per citarne alcuni dei più importanti.
Anziché assumere una posizione chiara e convincente il M5S ha sempre preferito defilarsi nell'angolo, trincerarsi dietro l'utopia di un'improbabile democrazia diretta sul web, delegare le decisioni fondamentali a santoni e guru, continuando a girare intorno agli argomenti.


Una scelta che per molti versi potrebbe anche pagare in termini elettorali finché si è partito di opposizione e si tenta di raccogliere un po' tutto, gli europeisti e gli antieuropeisti, i fuoriusciti della sinistra e quelli della destra e via discorrendo. Ma una scelta che qualora s'intenda diventare partito di governo diventa suicida, dal momento che quando dalle parole si passai ai fatti non è possibile agire restando defilati. O si è contrari alla UE o la si sostiene, o si resta nell'euro o si torna alla lira, o si appoggia la NATO o la si contesta, o si protegge il popolo (venendo tacciati come populisti) o si finanziano le banche.
Tertium non datur insomma e non può essere sufficiente fare i saltimbanchi fra i gruppi parlamentari europei, tentando di passare da Farage a Mario Monti per risolvere il problema.

È necessario avere una linea chiara, possibilmente coerente con la sensibilità dei propri elettori e con quanto si è promesso loro nelle piazze. Altrimenti si rischia di partire per fare la rivoluzione ed arrivare invece sotto forma di un clone del PD, con il rischio che gli elettori europeisti e radical chic continuino a preferire l'originale.


Tutto ciò naturalmente se si aspira a diventare forza di governo, se invece l'unico scopo è quello d'impedire che il "populismo" in Italia alzi la testa, allora gli equilibrismi e le mancate prese di posizione sono la strada giusta per creare quella confusione dove tutto cambia perché nulla cambi, con buona pace di chi ci ha creduto e magari continuerà a crederci.

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