“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’ sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi.. responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…” Pier Paolo Pasolini (1975)

martedì 10 gennaio 2017

M5S: il fine giustifica ancora i mezzi?
















Certo, la proposta di Grillo per traslocare dal gruppo antieuropeista EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group) al gruppo dei liberali e democratici l’ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ha gettato sconcerto tra le file del Movimento e sui social, soprattutto per il fatto che nemmeno gli europarlamentari erano stati avvisati.



M5S: il fine giustifica ancora i mezzi? Di Rosanna Spadini

Certo, la proposta di Grillo per traslocare dal gruppo antieuropeista EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group) al gruppo dei liberali e democratici l’ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ha gettato sconcerto tra le file del Movimento e sui social, soprattutto per il fatto che nemmeno gli europarlamentari erano stati avvisati.
Infatti Marco Zanni dice sulla sua pagina Facebook: «Apprendo dal Blog di Beppe Grillo che oggi, domenica 8 gennaio, si vota per decidere se confluire nel gruppo politico dell’ALDE, rimanere nell’attuale gruppo EFDD o andare nei non iscritti. A chi me l’ha chiesto rispondo anche qui: io come eurodeputato del M5S non ne sapevo niente e come voi attivisti e non, ho appreso la notizia, con sorpresa e sconcerto, questa mattina. 


Il gruppo EFDD non si è sciolto e probabilmente potrà vivere fino alla fine di questa legislatura, nel 2019. Perciò da iscritto, contro il metodo utilizzato, che non ha nulla a che fare con democrazia diretta, e contro un gruppo come l’ALDE che rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato, ho votato per la permanenza nel gruppo EFDD».
Manlio di Stefano però aggiunge subito: «Chiariamo subito una cosa, il referendum sull’Euro, la modifica della nostra partecipazione all’Unione Europea e alla NATO e la nostra spinta verso la democrazia diretta non dipendono in alcun modo dalla nostra adesione al gruppo ALDE al Parlamento Europeo. Il M5S non cambia idea politica quando cambia il vento e, soprattutto, non tradisce gli interessi del popolo italiano. Non abbiamo cambiato il programma sull’immigrazione aderendo all’EFDD dell’UKIP e non cambieremo quello economico adesso.
La nostra coerenza è ormai comprovata e ve ne accorgerete quando voteremo online il programma di politica estera per le prossime elezioni politiche. Io non svendo il mio lavoro di anni, il M5S nemmeno. State tranquilli».
E’ vero, le attenuanti ci sono, e sono soprattutto tecniche, legate ai regolamenti europei, per cui se non fai parte di un grande gruppo sei fortemente penalizzato nei movimenti e negli interventi al Parlamento europeo. Nonostante questo Grillo ha spiazzato tutti, quando sul blog ha sostenuto: «I recenti avvenimenti europei, come la Brexit, ci portano a ripensare alla natura del gruppo EFDD. Con lo straordinario successo del Leave, UKIP ha raggiunto il suo obiettivo politico: uscire dall’Unione Europea. Parliamo di fatti concreti, Farage ha già abbandonato la leadership del suo partito e gli eurodeputati inglesi abbandoneranno il Parlamento europeo nella prossima legislatura. Fino ad allora, i colleghi inglesi saranno impegnati a valorizzare le scelte che determineranno il futuro politico del Regno Unito».
Secondo Grillo «Le condizioni politiche alla base dei negoziati con ALDE sono molto chiare: condivisione dei valori di democrazia diretta, trasparenza, libertà, onestà; totale e indiscutibile autonomia di voto; partecipazione dei cittadini nella vita politica delle istituzioni europee; schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali».
È chiaro che il M5s si collocava vicino al gruppo più euroscettico, al contrario Alde è un gruppo che spicca per una vocazione decisamente europeista, a difesa dell’euro, dell’austerity, dei trattati transatlantici … vicino a personaggi quali Mario Monti e Romano Prodi.
Però rimanere con un gruppo destinato a diventare irrilevante con l’avvio della Brexit non aveva senso, i Verdi poi non hanno voluto imbarcare un movimento con la fama di populista e anti-sistema, quindi restava l’irrilevanza dei non allineati o Alde. Per di più il leader dei liberali, Guy Verhofstadt, è alla disperata ricerca dei voti che gli permettano di conquistare la presidenza dell’Europarlamento: ha l’appoggio del presidente uscente Martin Schulz e del capo della Commissione Ue Jean Claude Juncker.
L’ALDE è uno dei gruppi politici in cui sono divisi i deputati del Parlamento Europeo (68 iscritti). È di orientamento liberale, centrista e comprende due partiti europei: il liberale Partito Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e il centrista Partito Democratico Europeo (PDE). Al momento non ci sono europarlamentari italiani all’interno del gruppo ALDE, con i 5 Stelle diventerebbe il terzo gruppo in Europa: per altro ne fanno parte piccole delegazioni (non più di quattro europarlamentari per ciascuna) provenienti da undici paesi europei, tra cui non c’è l’Italia, quindi i 17 parlamentari del M5S avrebbero la maggioranza e maggior potere decisionale, potrebbero acquisire un peso specifico di notevole importanza nelle scelte,  in molti casi rappresentare l’ago della bilancia di numerose decisioni importanti.
Il presidente del gruppo è il belga Guy Verhofstadt, primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, che in un post del luglio del 2015 del gruppo europarlamentare del M5S veniva definito “impresentabile”, poiché «il politico che più dentro al Parlamento europeo incarna l’eurostatocentrismo», e veniva anche denunciato  per i suoi diversi stipendi e per un presunto conflitto di interessi legato al suo incarico di direttore indipendente per la società belga Exmar, che si occupa di trasporto di gas e petrolio.
Quindi la proposta di Grillo, passata con il 78%, ha seminato molto sconcerto tra gli iscritti e i simpatizzanti, ma in realtà si è applicata la linea politica del MoV, né destra né sinistra, ma accordo sulle idee e sui progetti. Hanno partecipato alla votazione 40.654 iscritti certificati. Ha votato per il passaggio all’ALDE il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, 6.444 hanno votato per la permanenza nell’EFDD e 2.296 per confluire nei non iscritti.
Il gruppo di Farage era diventato ormai improduttivo dato che non aveva più nulla da condividere con il Parlamento Europeo, quindi il MoV doveva necessariamente trovare qualche altro gruppo con cui allearsi, ci hanno provato con i Verdi, poi con questo gruppo, e l’accordo è SOLO su alcuni punti: partecipazione dei cittadini nella vita politica delle istituzioni europee, schieramento compatto nelle battaglie comuni come la semplificazione dell’apparato burocratico europeo, la risoluzione dell’emergenza immigrazione con un sistema di ricollocamento permanente, la promozione della green economy e lo sviluppo del settore digitale e tecnologico con maggiori possibilità occupazionali.
In realtà l’accoppiata con Nigel Farage è sempre stata un po’ forzata, visto che il M5s sarà magari anche populista e sovranista, ma non certo anti-europeista, soprattutto non nel modo impetuoso e aggressivo degli indipendentisti inglesi. Ma l’alleanza con i liberali è altrettanto spuria almeno quanto quella con Farage, sarà difficile infatti trovare la sintesi tra un movimento euroscettico e uno federalista che annovera tra i suoi membri, per esempio, Sylvie Goulard, coautrice di un libro sull’Europa con Mario Monti … per di più c’era stato perfino Olli Rehn che da commissario europeo ha imposto l’austerità all’Italia nel 2011.
Però in questo modo il Movimento a Bruxelles ha dimostrato la propria abilità tattica per giocare da protagonista, pur sapendo che qualunque scelta avrebbe causato molte critiche e molto sconcerto. Sicuramente la svolta in Europa avrà due conseguenze politiche di una certa portata: – attenuare l’immagine anti-Ue del Movimento, utile evoluzione in vista delle prossime elezioni politiche in Italia.
– dare il segnale che il M5s può fare alleanze con i partiti tradizionali, persino con quelli presieduti da leader fortemente legati all’establishment come Verhofstadt, per raggiungere determinati obiettivi.
Dunque il fine giustifica ancora i mezzi? Certo la scelta europea dei 5 Stelle farà infuriare la base, ma seminerà terrore tra gli avversari politici italiani, perché il Movimento si sta trasformando da forza di lotta a forza di governo.



Infatti, notizia dell’ultima ora «L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo» dice Grillo «Questa posizione ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima. Grazie a tutti coloro che ci hanno supportato e sono stati al nostro fianco. La delegazione del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il DDM (Direct Democracy Movement)».
Verità o farsa? Certo un articolo di ZeroHedge dichiara che Beppe Grillo sarebbe «The Only Man In Europe Who Makes Any Sense»