“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’ sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi.. responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…” Pier Paolo Pasolini (1975)

venerdì 23 giugno 2017

Di Matteo, 10 misteri sulla fine di Falcone
















Dieci domande che lasciano aperti altrettanti misteri sulla strage di Capaci e la fine di Giovanni Falcone. Li ha citati il pm Antonino Di Matteo detto Nino, a Montecitorio per un convegno sulla giustizia organizzato dal M5s. Domande certamente inquietanti, che passano dalle intercettazioni a Riina in carcere ai files informatici di Falcone scomparsi, dalle carte su Gladio che il giudice aveva con sè a Roma alla agenda rossa di Paolo Borsellino
che non si trovò più, fino a quell'appunto con numeri telefonici del Sisde rinvenuto nel cratere di Capaci. Domande però a cui proprio magistrati come Di Matteo avrebbero dovuto dare risposta in tutti questi anni, perché altrimenti chi altri potrebbe? Lui invece lascia tutto aperto, chiedendo sì nuove risorse e sostegno alle indagini che quelle risposte non sono riuscite a dare, ma buttando soprattutto la palla alla politica, visto che chiede un coinvolgimento della commissione parlamentare antimafia. Soluzione che onestamente non ha dati grandi risultati nella storia di questa Repubblica. E se i magistrati stessi gettano la palla ad altri per la ricerca della verità, che speranza c'è di avere quelle risposte? (Franco Bechis)