“I politici dovrebbero essere accusati di una quantita’ sterminata di reati, che io enuncio solo moralmente: indegnita’, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di servizi segreti, responsabilita’ nelle stragi.. responsabilita’ della degradazione antropologica degli italiani…” Pier Paolo Pasolini (1975)

mercoledì 28 gennaio 2015

Il bel paese pro Charlie se la prende con la Guzzanti


di Miriam Cuccu - 28 gennaio 2015 Il bel paese pro Charlie se la prende con la Guzzanti Sul palco di una gremita Piazza del Popolo a Roma, alla Notte dell’Onestà del Movimento 5 Stelle è esplosa tutta la rabbia dei cittadini. Dopo le ultime inchieste che hanno sbattuto in faccia all’opinione pubblica un sistema di corruzione pienamente a regime – dal Mose a Venezia all’Expo a Milano, per finire con l’ultimo scandalo, l’indagine su Mafia Capitale – si torna a chiedere trasparenza ed onestà ai rappresentanti politici. A cominciare dal Presidente del Consiglio: “La figura del presidente della Repubblica deve essere rappresentativa e condivisa – scandisce insieme al pubblico il deputato M5S Alessandro Di Battista – lei Renzi ha già deciso che il capo dello Stato sarà eletto dalla quarta votazione in poi. In questo modo sarà espressione di un partito solo, quello suo e di Berlusconi: il partito del Nazareno. Renzi, fuori i nomi!”. “La corruzione è una tassa occulta, un ristretto gruppo di persone si arricchisce alle spalle degli italiani” ribatte il magistrato Ferdinando Imposimato parlando poi di Mafia Capitale: “Hanno concesso appalti in cambio di tangenti favorendo la distruzione del territorio. Vergogna sindaco di Roma, vergogna!”. Durissimo Salvatore, fratello del giudice Paolo Borsellino. “Oggi per nominare un nuovo Presidente della Repubblica si tratta con un criminale affidato ai servizi sociali. Speriamo che non ce ne toccherà un altro come questo, (Napolitano, ndr) è stato il peggiore, ed è stato messo lì solo per garantire il silenzio sulla trattativa”.
Sotto il palco la gente grida in coro “Onestà, onestà”, mentre sopra si susseguono gli interventi di politici, magistrati e artisti, dal premio Nobel Dario Fo, al cantante Fedez, agli attori Enrico Montesano, Claudio Santamaria e Claudio Gioè. E’ in questa cornice che fa la sua comparsa Sabina Guzzanti, comica di professione e regista del film #laTrattativa, contestatissimo film sul patto stipulato tra Stato e mafia durante le stragi degli anni Novanta. “E’ da quel momento – racconta la Guzzanti – che la nostra democrazia ha cominciato ad essere combattuta da quegli stessi che in teoria la rappresentano e il nostro parlamento e il voto sono diventati sempre più inutili, che gli schieramenti che dovevano essere in opposizione hanno perseguito la stessa identica politica sulla scuola, sulla privatizzazione, sull’informazione. La democrazia è stata distrutta, insieme all’informazione e alla cultura. Sono vent’anni che questo popolo è privato di qualsiasi stimolo intellettuale”. Poi se la prende con Maria De Filippi, icona storica della Mediaset con i seguitissimi programmi “Amici”, “Uomini e Donne” e “C’è posta per te”: “Non voglio dire che sia una cattiva persona – precisa la Guzzanti – ma la considero forse un nemico dell’umanità, per quella sua determinazione a trasformare ogni aspetto della vita umana in qualcosa di mercificabile”. Immediate le polemiche dei fan. C’è chi dice che per la comica sia stato un momento di vanità per fare spettacolo, chi che abbia trattato di argomenti futili mentre i problemi dell’Italia sono ben altri.
Quello della Guzzanti è stato un attacco in piena regola. Un attacco contro il simbolo di quella cultura del “vendibile”, che ricerca spasmodicamente nei recessi più nascosti della vita privata, meglio se condannabili in qualche “studio-arena” da un pubblico pronto a sparare a zero senza ritegno. E poco importa se poi, dietro ad un corpo tirato a lucido e pronto per andare in scena c’è qualcosa di molto più complesso, un’identità costruita da pensieri, credenze, valori, abitudini. Nel bene e nel male.
E la Guzzanti non ha fatto altro che usare la satira, suo mezzo d’espressione per eccellenza, usato con indiscussa professionalità per mandare un messaggio al pubblico. Solo che, questa volta, la satira è stata presa sul serio. E giù insulti e commenti sarcastici su un attacco definito futile e inappropriato. Tutto questo nel paese degli strenui difensori di Charlie Hebdo.
E poi, la verità è che di tutto l’intervento della Guzzanti ciò che è passato dai media è stato solo l’attacco alla De Filippi, facile focolaio di polemiche su una professionista che, con la produzione del film #laTrattativa (sparito dai cinema in men che non si dica) ha indagato a fondo su un terreno (i dialoghi tra Stato e mafia) molto più delicato e malvisto. Che poi personaggi come Maria De Filippi siano talmente osannati dal pubblico televisivo da risultare più intoccabili perfino del Capo dello Stato, potrebbe far riflettere. Sul fatto che, ad esempio, è in atto una effettiva compromissione della cultura – intesa come patrimonio che sia davvero meritevole di essere trasmesso – che punta sempre più alla sopraffazione, alla prepotenza, al consumo smodato di emozioni a spese delle tragedie altrui. Viene dunque da chiedersi: cosa c’è di così meritevole in tutto ciò? Non spetta ai posteri l’ardua sentenza ma a chi come noi vive questo tempo.
Da Antimafiaduemila 



#Latrattativa (Di Sabina Guzzanti) Streaming

 

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